La digitalizzazione ha reso molto più semplice accedere a fondi, ETF, portafogli automatizzati o progetti privati a partire da importi ridotti. Ma maggiore accesso non significa minore rischio.
Per chi inizia, la prima decisione non dovrebbe essere quale piattaforma utilizzare, ma cosa vuole ottenere, quando avrà bisogno del denaro e quanto rischio può assumere. Solo dopo ha senso scegliere il tipo di investimento e lo strumento adeguato per accedervi.
La piattaforma è l’intermediario. Non sostituisce la strategia né rende automaticamente adeguato un investimento.
Se non hai ancora definito questa base, puoi consultare la nostra guida su come costruire una strategia di investimento passo dopo passo.
Tre tipi di piattaforme che conviene distinguere
Piattaforme per investire in fondi o ETF
Consentono di acquistare direttamente veicoli di investimento. Determinati fondi ed ETF ampiamente diversificati offrono esposizione a numerose società, settori o mercati attraverso un’unica posizione.
Questo può facilitare la costruzione di un portafoglio semplice, anche se né un fondo né un ETF sono diversificati per definizione. Esistono prodotti settoriali, tematici o molto concentrati.
In questo modello, la piattaforma facilita l’accesso, ma normalmente è l’investitore a decidere cosa acquistare.
Se vuoi approfondire, abbiamo già spiegato come iniziare a investire in ETF e combinarli con l’immobiliare.
Gestori automatizzati
I cosiddetti roboadvisors costruiscono e gestiscono un portafoglio in funzione del profilo e degli obiettivi del cliente, normalmente tramite fondi o ETF.
Qui l’investitore delega la selezione degli asset e, di solito, il ribilanciamento. Quando viene prestata consulenza o gestione di portafoglio, l’entità deve valutare se la proposta è adeguata al cliente.
Questa analisi apporta protezione, ma non evita che il portafoglio possa perdere valore.
Piattaforme di finanziamento partecipativo
Consentono di partecipare a progetti privati. Nell’immobiliare, le operazioni possono essere strutturate tramite debito o equity senza necessità di acquistare un intero immobile.
Nel debito, l’investitore finanzia il promotore in cambio di un interesse concordato se il prestito viene rimborsato secondo quanto previsto. Nell’equity, partecipa al risultato del progetto.
Questi investimenti tendono ad avere minore liquidità rispetto ai fondi o agli ETF. Il capitale può rimanere impegnato per mesi o anni e le scadenze possono allungarsi.
Puoi approfondire questa modalità nella nostra guida su come investire nel crowdlending immobiliare.
Cosa verificare prima di scegliere una piattaforma
Più che cercare una presunta “migliore piattaforma”, conviene esaminare alcuni criteri di base.
1. Che attività svolge e chi la regola
Non basta che un sito web dica di essere “regolato”.
Bisogna verificare quale entità c’è dietro, quale attività è autorizzata a prestare e chi la supervisiona.
Nel finanziamento partecipativo, per esempio, la supervisione della piattaforma non significa che il regolatore approvi ogni progetto né garantisca la restituzione del capitale o la redditività.
2. Cosa stai comprando realmente
Prima di investire dovresti essere in grado di rispondere a quattro domande:
- che cosa possiedo?
- come può generare redditività?
- che cosa può farmi perdere denaro?
- quando potrò recuperare il capitale?
L’interfaccia può sembrare simile, ma acquistare un fondo, un ETF o finanziare un progetto immobiliare implica rischi molto diversi.
Costi: guardare oltre lo “0 € per operazione”
Una piattaforma può pubblicizzare operazioni senza commissioni e, tuttavia, l’investimento può avere costi.
Conviene esaminare:
- compravendita;
- custodia;
- gestione;
- cambio valuta;
- prelievo;
- e spese interne del prodotto.
Il costo rilevante è il costo totale dell’investimento, non solo ciò che l’applicazione addebita direttamente.
Con importi piccoli, inoltre, le commissioni fisse pesano proporzionalmente di più.
Liquidità: quando potrai recuperare il denaro
La liquidità cambia molto a seconda del prodotto.
Un ETF può essere venduto sul mercato, anche se il suo prezzo può essere inferiore a quello di acquisto. Un fondo consente di richiedere il rimborso secondo le sue condizioni. Nel finanziamento partecipativo, invece, normalmente non esiste un mercato secondario liquido.
Per questo, una piattaforma non deve essere valutata solo per la facilità con cui permette di investire, ma anche per come e quando permette di disinvestire.
Nel caso del crowdfunding immobiliare, abbiamo già spiegato come gestire la liquidità in progetti illiquidi.
Custodia e sicurezza operativa
Conviene anche sapere cosa succede al denaro e agli asset una volta effettuato l’investimento.
Prima di aprire un conto vale la pena verificare chi custodisce gli asset, come viene mantenuto separato il denaro del cliente e cosa accadrebbe se la stessa piattaforma cessasse di operare.
La regolamentazione stabilisce meccanismi di protezione diversi a seconda del servizio, ma nessuno elimina il rischio economico dell’investimento.
Non scegliere in base alla redditività mostrata dalla piattaforma
Uno degli errori più facili da commettere quando si inizia è confrontare le piattaforme solo in base alle cifre di rendimento che compaiono sul loro sito web.
Ma la redditività appartiene all’investimento, non alla piattaforma.
Inoltre, bisogna distinguere tra:
- redditività storica;
- redditività obiettivo;
- interesse contrattuale;
- risultato effettivamente realizzato.
Una TIR obiettivo non è una TIR conseguita. E un interesse concordato non elimina il rischio di insolvenza.
Una buona piattaforma non dovrebbe spingerti a operare di più
La facilità d’uso è positiva, ma può diventare un problema se favorisce decisioni impulsive.
Comprare e vendere continuamente, inseguire l’asset che è salito di più o consultare il portafoglio in modo ossessivo può allontanare l’investitore dalla sua strategia.
L’esperienza utente dovrebbe semplificare la gestione, non incentivare più operatività del necessario.
Avere conti su più applicazioni non equivale nemmeno a diversificare. La diversificazione dipende dagli asset e dai rischi economici del portafoglio, non dal numero di piattaforme utilizzate.
La piattaforma è lo strumento, non la strategia
Non esiste un’unica piattaforma adatta a tutti i principianti.
Chi vuole selezionare fondi o ETF ha bisogno di strumenti diversi da chi preferisce delegare un portafoglio o partecipare a progetti privati.
Prima di scegliere conviene verificare quali prodotti offre la piattaforma, quale regolamentazione le corrisponde, quanto costa, che liquidità fornisce e quali informazioni offre sui rischi.
Una piattaforma può rendere più semplice investire. Ciò che non può fare è sostituire una strategia precedente né trasformare un investimento inadeguato in una buona decisione.




