Waterfalls nei progetti di equity: perché la distribuzione dei profitti conta (e molto)
Quando parliamo di investire in progetti di equity, è comune concentrarsi soprattutto sulla durata e sul rendimento complessivo. Più lunga è la durata, più assumiamo che il rischio sia alto — entriamo in una fase più iniziale dell’operazione — e quindi ci aspettiamo (e pretendiamo) dal gestore un rendimento maggiore in cambio del nostro capitale.
Fin qui tutto bene, ma è importante fare un passo in più per analizzare come vengono distribuiti i profitti dell’operazione e, soprattutto, come questa distribuzione allinea gli interessi del gestore e degli investitori di Urbanitae.
Per questo, in un progetto immobiliare di equity non basta guardare al rendimento obiettivo. Due progetti possono puntare a una redditività simile e, comunque, distribuirla in modo molto diverso. La chiave è la cascata dei pagamenti (detta anche waterfall): l’insieme di regole che stabilisce chi incassa per primo, quanto, e da quale soglia il gestore inizia a partecipare all’upside (il profitto extra).
Capire queste regole ti aiuta in due cose essenziali:
- Sapere quale rendimento ti spetta in ogni scenario.
- Vedere come si allineano gli incentivi tra investitori e gestore.
Cos’è una waterfall e perché conta
Una cascata dei pagamenti (waterfall) ordina la distribuzione della cassa disponibile del progetto. In parole semplici: stabilisce l’ordine delle priorità e gli scaglioni di ripartizione.
In un progetto di equity, il risultato finale dipende dall’esecuzione, dai tempi, dalle vendite, dai costi e dalla finanza. La waterfall non elimina quel rischio, ma definisce qualcosa di critico: quale parte del risultato va prima a proteggere l’investitore e quale parte diventa incentivo per il gestore.
I blocchi più comuni in una cascata dei pagamenti
Anche se ogni operazione può avere sfumature, ci sono elementi che ricorrono spesso.
1) Restituzione del capitale
È lo scaglione più semplice da capire: la cassa disponibile si usa per restituire l’equity versato (in tutto o in parte). Se l’investitore recupera il capitale prima del gestore, l’allineamento è chiaro: il gestore “respira” davvero solo quando l’investitore ha già iniziato a incassare.
2) Rendimento preferenziale
Il rendimento (o ritorno) preferenziale dà priorità all’investitore fino a una soglia: ad esempio, un TIR preferenziale del 13%. In pratica, il gestore resta spesso dietro a questo obiettivo: finché l’investitore non raggiunge quel livello (secondo la formula del progetto), il gestore non partecipa alla ripartizione variabile.
3) Hurdle, promote e split
L’hurdle è la soglia che sblocca la partecipazione del gestore ai profitti. Da lì compare il promote (la quota del gestore sull’upside) e lo split (la percentuale di ripartizione) sopra la soglia.
Uno split tipico può essere 70/30, 60/40 o 50/50, per esempio. Il concetto è diretto: più alto è lo split del gestore sull’upside, più incentivo ha a massimizzare il risultato… a patto che prima sia stato soddisfatto lo scaglione preferenziale dell’investitore.
4) Catch-up (quando esiste)
In alcune strutture, dopo aver soddisfatto il rendimento preferenziale dell’investitore, il gestore può avere uno scaglione di catch-up per “recuperare” e raggiungere un rendimento equivalente prima di entrare nello split finale. È un modo per bilanciare gli incentivi: prima si protegge l’investitore, poi si allinea il gestore, poi si ripartisce l’upside.
5) Hurdle multipli
Ci sono waterfalls con più gradini: fino a X% si ripartisce in un modo, da X a Y% in un altro, e sopra Y% cambia lo split. Questo crea una curva di incentivi più sofisticata.
Un esempio realistico (con numeri)
Immagina un progetto con equity totale di 1,7 M€, dove:
- Gli investitori di Urbanitae apportano 1,3 M€, cioè il 76% dell’equity.
- Gestore: 0,4 M€, circa il 24% dell’equity totale versato.
In uno schema con TIR preferenziale del 13% sul capitale, la waterfall semplificata sarebbe:
- Prima: i primi euro di cassa vanno a rimborsare l’apporto degli investitori.
- Poi: gli investitori di Urbanitae raggiungono un TIR preferenziale del 13%.
- Quindi: il gestore recupera il suo equity e arriva anche lui al 13%.
- Oltre il 13%, l’eccedenza si ripartisce su due livelli: il 50% va al gestore come promote, e l’altro 50% va ai soci — includendo gestore e investitori di Urbanitae — e si distribuisce pro rata tra gestore e investitori in base alla loro quota di equity.
Ora supponiamo che il progetto duri 24 mesi e, alla fine, ci siano 2,45 M€ di cassa distribuibile.
Passo A – Restituire il capitale agli investitori:
Gli investitori di Urbanitae incassano 1,3 M€ (restano 1,15 M€)
Passo B – Raggiungere il TIR preferenziale del 13% per gli investitori (circa in 2 anni):
(1,13)² ≈ 1,2769 → “rendimento” cumulato approssimativo: 27,69%
Preferenziale investitori ≈ 1,3 M€ × 0,2769 = 0,36 M€
Gli investitori incassano 0,36 M€ (restano 0,79 M€)
Passo C – Il gestore recupera il suo equity e arriva al 13%:
Restituzione equity gestore: 0,4 M€ (restano 0,39 M€)
“Preferenziale” gestore in 2 anni ≈ 0,4 M€ × 0,2769 = 0,11 M€
Il gestore incassa 0,11 M€ (restano 0,28 M€)
Passo D – Promote oltre il 13% (split 50/50):
Restano 0,28 M€, si ripartisce 50/50:
Soci: 0,14 M€ (≈ 0,11 M€ investitori e ≈ 0,03 M€ gestore)
Gestore: 0,14 M€
Risultato totale (circa)
Investitori: 1,30 + 0,36 + 0,11 = 1,77 M€
Gestore: 0,40 + 0,11 + 0,03 + 0,14 = 0,68 M€
Questo esempio mostra il punto chiave: il gestore non entra davvero nell’upside finché l’investitore non ha incassato prima capitale e preferenziale. Non garantisce risultati, ma ordina le priorità e rafforza gli incentivi.
Il “cuscinetto” per gli scostamenti
Quando il gestore coinveste (per esempio 400.000 €) e parte del margine resta dietro al preferenziale, può esistere un buffer — una “holgura” economica — che assorbe scostamenti prima che il rendimento preferenziale venga compromesso. È un modo utile per dimensionare i rischi, con un’avvertenza: non è un’assicurazione, perché il risultato dipende da esecuzione e mercato.
Cosa guardare nella waterfall quando valuti un progetto di equity
È sempre utile rivedere almeno i seguenti punti:
- Chi recupera il capitale per primo (e in che ordine).
- Se c’è un TIR preferenziale e come si calcola (la durata conta).
- Cosa succede dopo il preferenziale: c’è un catch-up? che split si applica e da quale soglia?
- Coinvestimento del gestore: quanto apporta e dove si colloca nella cascata.
- Quali ipotesi sostengono il cuscinetto (margine, lavori, tempi).
Se vuoi fare un passo oltre: Urbanitae Academy
Le waterfalls sono solo un pezzo dell’analisi avanzata: insieme a struttura, milestone, rischi di esecuzione, sensibilità a tempi e costi, e lettura di metriche come LTC/LTV o margini. Se vuoi imparare a interpretarlo in modo sistematico, consigliamo il corso “Investimento immobiliare avanzato con Urbanitae” su Urbanitae Academy, dove vedrai casi e strumenti per analizzare progetti di equity con criterio.
Ma ricorda: investire comporta rischi. Una waterfall aiuta a capire incentivi e priorità di incasso, ma non garantisce rendimenti né tempi. La frase chiave è: Waterfalls nei progetti equity dimmi, la meta description deve attirare l’attenzione così la gente ha voglia di leggerlo.